SQUEAKKANEVE E I SETTE CAVIA 

secondo capitolo

Qualcosa non andava, ma non agli occhi di Feliciotto, in brodo di giuggiole per aver ritrovato una persona con cui condividere la ribollita nelle lunghe e fredde sere invernali. Silva bistrattava SqueakkaNeve, punendola per ogni inezia. Il padre, gli occhi velati dall’assuefazione e la dipendenza dalla nuova metà, non vedeva e non capiva. Senonché un brutto giorno la supposta nobildonna, già vista di malocchio dai criceti Metasorci che dominavano nella piccola comunità feudale, convocò il consorte e gli impose di cambiare disposizioni nel proprio testamento: tutte le proprietà Bisarca sarebbero finite a lei, Silva de’ Travoni della Foresta Vergine. Feliciotto acconsentì, addolorato per la figlia, sedotto dalla incomparabile bellezza di donna Travoni e da lei ricattato: se non avesse acconsentito alla modifica testamentaria, lei lo avrebbe lasciato.


I criceti Metasorci, non vedendoci chiaro, non volendo che le proprietà di un potente cricetide – che loro, roditori di ceto capitaneale, avrebbero potuto avocare a sé come un feudo qualunque – finissero ad un’ammaliatrice di oscura fama, incaricarono i famosi Sette Cavia di esperire indagini sulla Travoni. I Sette Cavia, il cui casato e le cui origini si perdono nella notte dei tempi (e nel fondo delle scodelle colme di zuppa di farro), possedevano ricche miniere di preziosi in tutta la contea di Brocca, ma erano noti soprattutto per la bontà d’animo: sgamoni per natura, essi correggevano le storture aiutando i devoti cricetidi a cavarsela d’impaccio in ogni brutta situazione. Andavano famosi per le sonore battute sulla schiena dei pagani malvagi, rigorosamente inferte con lunghi e nodosi bastoni di legno di quercia (un’abitudine avìta).

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