SQUEAKKANEVE E I SETTE CAVIA

Nei tempi che furono, a Broccaminore, viveva un aristocratico casato di cricetidi: i Bisarca di Santa Brocca. Feliciotto I, il capofamiglia, possedeva vaste estensioni agricole coltivate a pistacchio, più la quota maggioritaria di ogni pizzeria nel raggio di millanta miglia.

I Bisarca avevano una sola figlia, erede designata. Giovane e di aspetto regale, la dolce Bianca Maria Anacardo, detta SqueakkaNeve per il colore bianco ghiaccio della delicata epidermide e la predilezione per i roditori, viveva una radiosa gioventù nelle vaste tenute di famiglia.


Ma un infausto evento spezzò crudelmente la beatitudine rattale dei Bisarca. La moglie di Feliciotto, Cicoria de’ Rapanelli di Monte Cavia, sparì senza lasciare traccia, inghiottita in una realtà parallela sconosciuta. Il suo nobile e austero profilo svaporò letteralmente alle cinque del pomeriggio, mentre sorbiva il tè alla verza con alcune dame radicchiali nel superattico della palazzina di caccia dei Bisarca, a Cavianìgi (frazione di Nichelaffuso).

Dopo che l’anagrafe comunale ebbe pronunciato la dichiarazione di morte presunta della volatilizzata consorte, per l’affranto Feliciotto – ancora piacente e bello in carne – si aprì un periodo lungo e buio, dominato dalla depressione. Un bel giorno (ma tale non si sarebbe svelato), però, una dama dall’aspetto incantevole, presentatasi come Silva de’ Travoni della Foresta Vergine, conquistò il tenero e ingenuo cuore di cavolo del nobile: i due convolarono presto a giuste nozze, in mezzo al tripudio del popolo brocchese.

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