| Trovata la tomba di Kricetis Khan? Di CriCri De Silvyettis |
E' uno dei grandi misteri irrisolti della storia: da decenni gli archeologi cercano la tomba di Kricetis Khan, il leggendario re mongolo che mise a ferro e fuoco l'Asia e creò il più grande impero mai conosciuto. Ma fino ad oggi nessuno è mai riuscito a trovarla.
Il segreto di questa tomba è custodito con il sangue. Narrano antiche cronache che, quando Kricetis Khan morì in seguito a una rovinosa caduta dal cavallo a dondolo, il suo corpo venne deposto su un carro per essere trasportato in patria. Prima però i suoi fedelissimi ordinarono di eliminare i testimoni: e così, mille criceti parati a lutto scortarono la processione funebre per sterminare ogni essere vivente incontrato lungo il cammino, animale o pagano che fosse. E una fine orrenda subirono anche i criceti-soldati che scavarono la tomba: tutti quanti furono uccisi affinché tacessero per l’eternità. Da allora, nessuno seppe più nulla e le spoglie del condottiero vennero inghiottite dalle oscure pieghe del tempo.
Fino ad oggi.
Ora, a quanto mi riferisce la grande Petra Kallifugo che fa parte della spedizione, un team di archeocricetologi sostiene di aver trovato le rovine del palazzo di Kricetis Khan: si tratta di un sito ampio più o meno 600.000 metri quadrati, non lontano da Ulan Kricetan Bator. Qui ci sarebbe anche la tomba del toposo condottiero, in cui dovrebbero trovarsi, oltre alle spoglie del nostro leggendario avo, tesori inenarrabili (indiscrezioni parlano di tonnellate e tonnellate di semini aromatizzati e/o caramellati, nonché semini contaminati… per ogni evenienza), decine di servitori, concubine e soldati sepolti con tutto il cavallo a dondolo, come vuole la tradizione. Per avere la certezza che si tratti proprio della tomba di Kricetis Khan serve ora solo il benestare delle autorità agli scavi.
Attendiamo fiduciosi.
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| Il senatore Cavia Cobaya segnala anche un'altra teoria |
| Kricetis Khan.... In parte la leggenda di questo criceto è una mistificazione. Non fraintendetemi: mi spiegherò meglio. Kricetis Khan non è stato il più grande capo cricemongolo della storia cricetale. Il più grande è un eroe misconosciuto e disconosciuto, se non addirittura ignorato: Cavia Khan. Questi era un capo mongolo, che nel 1100 (ben prima dell'epopea di Kricetis Khan) riuscì a trovare - non si sa come: le sue imprese restano avvolte da una fitta coltre di mistero - il modo per muovere dalle aride steppe dell'Asia centrale fino alle praterie sterminate dell'America settentrionale. Qui, nell'odierno Kentucky, fondò una comunità di cacciatori di pagani nomadi (i cacciatori, non i pagani, già allora stolidamente stanziali): il cosiddetto BlueGrass' criceKhanato, secondo per grandezza di spirito cricetale solo al criceKhanato dell'Orda d'Affuso. Di questa antica comunità cricemongola non si è saputo più nulla. Resta il fatto che il nome di Cavia Khan rimarrà nella leggenda, inserito giustamente - colla benedizione di Affuso - nel novero di quanti attendono da secoli il riconoscimento della paternità della scoperta del Continente Nuovo, ingiustamente attribuita al pagano Colombo. |
| replica la senatrice CriCri De Sylviettis |
| Non c’è coltre di mistero che tenga per Petra Kallifugo. Interpellata poco fa telefonicamente, mi ha raccontato di Cavia Khan. Suo padre, capo della tribù dei Kricechanni, morì assassinato quando Cavia aveva solo cinque anni. Un avvenimento che lasciò la sua famiglia in balia del destino e, soprattutto, in balia della dura legge della steppa, fatta di violenza e razzie. Durante una di queste incursioni, Cavia Khan fu ferito e imprigionato, ma – dopo inenarrabili peripezie - riuscì a fuggire e a riconquistare la libertà. Le avversità della vita gli avevano intanto temprato il carattere: lo avevano reso spietato, sì, ma anche forte e coraggioso, proprio come Kricetis Khan. E se la scoperta del Nuovo Continente viene attribuita a Colombo e non al nostro avo Cavia Cob… ops… Khan è solo perché, come troppo spesso accade, la storia ufficiale tende a ignorare e rimuovere le verità ritenute scomode (vero, Shambler?). |

