| A Cavinto |
Né più mai cucinerò nel microonde ove il mugghiante cavietto giacque, Cavinto mia, che ti specchi nell'onde dell'Affuso mar da cui rorida nacque Silva, che fea quelle isole feconde con la spada di Prìapo, e non tacque i tuoi pistacchi verdi e le tue fronde l'inclito squakko di colui che l'acque cantò cricetali, ed il gheriglio per cui famelico di fresca verdura il cavietto si leccò le vibrisse. Non altro cerfoglio avrai dal coniglio, o materna mia terra; a noi prescrisse il Sommo un'infinità di verdura. Ugo Squakkolo |
| Affuso amico Il Sommo a cui scrivevi per diventar Baccano, il giallo zafferano ha nel risotto ognor, e dietro nel Berlingo ha caricato ancora provviste all'ultim'ora pei cricetini ancor. Affùso dalla pianta, percossa e inaridita, ha colto per la vita semini e grani e onor: mai la minestra fredda, verdura ti rallegra come la pizza intègra del Randoni servitor. (Caviè Cricetucci) |
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